Il Santuario Santa Maria della Foce

Alla periferia nord di Sarno, in località Foce, sorge il Santuario Santa Maria della Foce. Il toponimo “Foce”, contraddittorio con la sorgente del fiume, è dovuto a una volgarizzazione del latino faux, faucis e si riferisce semplicemente al passo angusto, tra le pendici del Pizzo d’Alvano (1130 mt) e la sorgente del Rio Foce, una stretta gola attraversata dalla vecchia strada Sarno-Palma Campania.

Le origini del Santuario sono legate a una leggenda, non storicamente verificabile, al tempo della lotta contro i Goti, sulle sponde del Sarno, del generale cristiano Narsete nel 553.  Ad alcune donne che attingevano acqua alle sorgenti del fiume apparve la Madonna con il Bambino sotto l’ottava arcata delle quindici bocche (fauces in latino) che alimentavano il Rio Foce.

La nascita del santuario, quindi, sarebbe legata alla vittoria di Narsete sui Goti; ma più probabilmente si collega a un culto mariano nella zona. 

L’apparizione leggendaria della Madonna, comunque, è rappresentata, in alto, nella parete interna della facciata della chiesa attuale. La pittura è l’unica testimonianza della configurazione del sito medievale delle sorgenti del Rio Foce. Negli anni ’70, infatti, le acque sorgenti sono state captate per la costruzione dell’acquedotto campano e tutto il sito ha subito una radicale trasformazione: scomparsa l’ampia vasca di raccolta delle acque, detto “Bottaccio”, la zona è stata trasformata nel parco fluviale del Sarno.

Poco attendibile è la rifondazione del Santuario, sulle rovine del precedente, attribuita a San Guglielmo di Vercelli (1080-1145), fondatore dell’abbazia di Montevergine sul Partenio. Come pure la tomba di Gualtiero di Brienne, scoperta nel 1937 dal P. Aurelio Balzani e dal Prof. Mariano Orza nello svuotamento della chiesa ipogea.

È un evento storicamente verificatosi, invece, la battaglia sul castello di Sarno di Gualtiero di Brienne, avvenuta nel 1205 alle pendici del monte, e la sua morte in seguito alla battaglia stessa. Alla sequela di Gualtiero intendeva mettersi l’aspirante cavaliere Francesco d’Assisi ma si fermò a Spoleto e rinunciò al cavalierato, che era un sogno di suo padre, Pietro Bernardone.

Il territorio del santuario è una zona alluvionale (l’ultima famosa alluvione su Sarno è quella tragica del 5 maggio 1998) per cui il livello si è continuamente elevato e sono documentati due livelli di chiese sottostanti l’attuale. Della chiesa mediana cinquecentesca, il cui livello era a circa 3 metri sotto e in posizione trasversale all’attuale, le uniche testimonianze rimaste sono la lapide, ora collocata sul muro interno della scala di accesso al convento, e il muro interno del campanile, integrato nel muro della facciata del convento. Il muro con il ben visibile toro alla base è stato messo a nudo dopo i lavori di ristrutturazione del convento del 1993/95.  Sulla lapide è raffigurato lo stemma vescovile e la scritta: Guillelmus Beltrami eps sarnensis nacione Barcellonae fieri fecit anno DMN MDXX. 

La chiesa è a navata unica, con passaggi praticati nel 1995 tra le pareti divisorie delle cappelle laterali, decorata nella volta e nelle pareti interne, in alto, dalle delicate e ingenue pitture di padre Aurelio Balzani (Boscotrecase 1897 – Materdomini di Nocera 1971), Rettore del Santuario nel periodo del dopoguerra e ideatore dell’attuale campanile del 1950.

Negli anni 1993-95 si è proceduto a una ristrutturazione del convento e della chiesa, assicurata su fondamenta nuove con travate di cemento armato longitudinali e trasversali per legare le mura perimetrali dell’edificio.

L’altare maggiore settecentesco è sormontato dal maestoso trono della statua della Madonna col Bambino (opera del XVI secolo). Le pareti laterali sono arricchite da sei cappelle: quattro a destra e due a sinistra. Sulla destra, la prima dopo l’ingresso, è dedicata a S. Guglielmo (la statua è dell’800); la seconda è dedicata alla Madonna delle Grazie: una lapide ricorda il patronato della nobile famiglia sarnese degli Abignente, cui apparteneva Mariano Abignente uno dei tredici cavalieri italiani della disfida di Barletta, 1503; la terza è dedicata al S. Cuore, ma attualmente vi è stato praticato un accesso alla sala delle confessioni; la quarta, dedicata a Sant’Antonio di Padova, presenta al di sopra dell’altare una statua lignea del 1715 attribuita a Nicola Fumo, restaurata nel 1993 e riportata all’originale con saio di foggia dei frati minori conventuali: nel 1570, infatti, i Frati Minori Conventuali sostituirono quelli Osservanti che, a loro volta passarono al convento di san Francesco, situato al centro di Sarno. I Conventuali rimasero a Foce fino alla soppressione napoleonica (1811). A sinistra, dopo le scale che conducono alla chiesa ipogea, c’è la cappella del Crocifisso, quindi un passaggio per la sacrestia e poi la cappella dedicata a san Francesco d’Assisi. L’abside è chiusa da una settecentesca balaustra in marmo.

Il Santuario della Madonna della Foce è molto popolare nei paesi limitrofi della fascia vesuviana, che ancora oggi non mancano di venire in pellegrinaggio il 14 e 15 agosto di ogni anno e sono gli abituali frequentatori delle affollate Messe festive, a testimonianza di un ininterrotto culto popolare millenario verso la Madonna di Foce.

Nel 1892 il convento fu acquistato dai frati dell’allora Provincia Riformata di Principato dei Frati Minori, oggi Provincia Salernitano-lucana dei Frati Minori dell’Immacolata Concezione. Il 21 novembre 1959 Mons. Alfredo Vozzi, vescovo di Cava e Sarno, istituì la parrocchia Santa Maria della Foce e il primo parroco fu padre Lino Giuliano. Dal 1983 è sede di una Fraternità Francescana Formativa. 

       Tutta la zona del santuario ha un notevole interesse archeologico: nel 1965, in occasione di uno scavo per un insediamento industriale della STAR (poi dirottato sulla nazionale Sarno-Palma), fu rinvenuto un abbondante materiale fittile, databile dal IV sec. a.C. al II sec. d.C.; inoltre, è venuto alla luce un grazioso e piccolo teatro ellenico-romano.

I resti archeologici fanno pensare a un antichissimo insediamento rurale dei Sarrastri, le antiche popolazioni del fiume Sarno, e alla presenza di un santuario pagano, di solito eretti nelle adiacenze delle sorgenti d’acqua. Infatti, la zona è ricchissima di acqua e poi ha un terreno fertilissimo, ultima propaggine a sud del Vesuvio della Campania Felix dei Romani.

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